13 giugno 2014

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il cinema di Fincher…

Millenium, uomini che odiano le donne
di David Ficher
158 min. 2011

Per tutti coloro che non sanno nulla del pluripremiato libro di Stieg Larson o per quelli che non hanno nemmeno visto il primo film europeo, beh direi che l’hollywoodiano istant remake è una chiamata alle armi!

Vi do un brevissimo abbecedario di ragioni per cui recuperare subito questo film:

  • il video clip iniziale con la celeberrima Immigrant song dei vecchi dirigibili, reinterpretata da Trent Reznor e Atticus Ross.

  • Per capire la differenza che c’è tra un film qualsiasi ed una pellicola pensata per la sala cinematografica.

  • Per capire come sia possibile che un film così algido riesca a rimanere nella testa e nel cuore dello spettatore così a lungo.

Un vecchio grandissimo regista, Billy Wilder diceva che per sostenere l’attenzione dello spettatore per un tempo maggiore ai novanta minuti, devi essere un genio! In questo caso mi sono sentito come Alex (Clockwork Orange), attaccato alla poltrona con gli occhi sbarrati per più di 155 minuti. Qualcosa dovrà pur significare!
Il Millenium messo in scena da David Fincher, il seminale autore di Fight club, Seven, ma anche dell’antinarrativo Zodiac, è un giallo colorato con i toni del ciberpunk o forse semplicemente con il punk! Scrivere la sceneggiatura di un giallo, quando tutti o quasi sono a conoscenza di chi sia l’assassino è un compito piuttosto arduo, se non infame. Ma Steven Zaillian e regista spostano subito l’attenzione su elementi e personaggi poco battuti. Il giornalista di Millenium, Mikael Blomkquist, ormai economicamente rovinato per una causa persa e Lisbeth Salander. Quest’ultima è un frutto dolce amaro delle nuove generazioni, quelle che hanno più dimestichezza con bit e monitor piuttosto che con persone e realtà. Eppure è una che, come il magnifico e tenebroso generale Kurtz dI Apocalypse now, conosce la Verità, o perlomeno sa esattamente come procurarsela. É la classica punk con una vita difficile alle spalle, pirsing, tatuaggi e continua ricerca del dolore, come se fosse un modo per espiare colpe che in realtà, non ha. Ma inaspettatamente Lisbeth è una che ha metodo, determinazione ed un’inarrestabile energia interiore che la porta a superare le più aberranti momenti personali. Senza piagnistei, sfrutta questi drammatici risvolti a suo vantaggio, pagando un prezzo maggiore del preventivato. Ma reagisce anche a questa ingiustizia e con gli interessi. Tra i due si sviluppa una bella storia d’amore, a tratti persino tenera, nonostante l’ambientazione ostile, per temperature atmosferiche e per il contesto torbido della nobile famiglia Vagner. La loro storia d’amore però non nasce al di fuori dell’indagine, sembra come se questo sentimento viva e si nutra dell’indagine in una sorta di continuum autoriale con Zodiac, un film in cui il protagonista assoluto era l’indagine stessa. Ma la nostra Lisbeth è troppo coinvolta dai suoi sentimenti, non si accorge della realtà vanificando l’incredibile passaggio emotivo che chiuderà la sue esperienza e quindi il film stesso.

Insomma è un remake complesso ed elegante come fosse un oggetto di design.

 


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